Ottava puntata

 

E cos“ lŐItalia, bene o male, era unita. Mancava ancora il Veneto e lo Stato del Vaticano (corrispondente allŐincirca allŐattuale regione del Lazio), ma la capitale fu spostata a Firenze per non sembrare lŐItalia una colonia piemontese e cominci˜ lŐenorme lavoro per unificare le monete e gli uffici pubblici, le strade, le ferrovie e i trasporti.

Dopo qualche anno, il nostre Eroe dei Due Mondi, stufo di starsene a Caprera a piantar cavoli e munger capre, radun˜ la sua ciurma di manigoldi e si accinse allŐimpresa di conquistare Roma per metterla nel sacco. Senonch, Napoleone III, che aveva usmato qualcosa, sped“ in fretta un agguerrito corpo delle sue truppe scelte per difendere il Papa e Roma. Garibaldi fece spallucce e con le sue camicie rosse si butt˜ allŐassalto dei francesi. Ma evidentemente li aveva sottovalutati perch prese una batosta tale che a Mentana ne parlano ancora adesso. Il nostro Peppino non fece una piega: prese il primo traghetto e ritorn˜ a Caprera a mungere le sue capre.

La Seconda Guerra dŐIndipendenza era conclusa, ma giˆ stava maturando la Terza.

Nel frattempo, nel 1861, il Conte Camillo Benso di Cavour passava a miglior vita alla relativamente giovane etˆ di 51 anni. Fu un grande statista, detto il Ňfine tessitoreÓ per la sua abilitˆ diplomatica e politica. Fu sicuramente lui lŐartefice dellŐUnitˆ dŐItalia. CՏ chi pensa che la sua fine prematira sia dovuta allo ŇstressÓ che il suo intenso ed instancabile lavoro di uomo politico e governante aveva provocato. CՏ invece chi attribuisce il suo crollo allŐuso smodato di stupefacenti, di sigari Avana (che Fidel, suo ammiratore, gli faceva pervenire sottobanco), e di Cognac Martell *** del quale Napoleone III non lo teneva mai sprovvisto. E cՏ chi sostiene che il nostro Camillo Benso fosse un troppo assiduo frequentatore di bordelli di Torino e di Parigi.