Quarta puntata

 

 

Il giorno dopo i nostri eroi fecero la riunione con l’Imperatore e i suoi ministri che durė fino a tardi. Ma alla fine tutti rimasero soddisfatti. Il Piemonte cedeva Nizza e Savoia alla Francia, come fossero due vecchie ciabatte, cosď senza chiedere niente agli abitanti che pure erano comproprietari, e in piĚ si impegnava a mandare a morire della gente in Crimea, che i piemontesi ed anche il loro re non sapevano  dove cavolo fosse e tantomeno perchŹ bisognasse andare lď.

In cambio, Napoleone III sarebbe intervenuto in guerra al fianco del Piemonte contro l’Austria per conquistare il Lombardo-Veneto. Perė pretese il “casus belli”, cioŹ doveva essere l’Austria a cominciare per prima. Era un problema serio. L’Austria non aveva nessuna voglia di fare la guerra, ma il Cavour era pieno di risorse e istruď bene i suoi generali. Il giorno dopo i soldati piemontesi ai posti di frontiera cominciarono a fare boccacce e sberleffi ai soldati austriaci, ed ad apostrofarli con epiteti del tipo: “a cornuto”, “a figlio de mignotta”, “ a mangiasego”, “a cornutaccio” e altre gentilezze del genere. Per un po’ gli austriaci, secondo le istruzioni ricevute, fecero finta di niente, ma dopo tre giorni un certo colonnello Von Kraut Kartofen, che cornuto lo era per davvero, non sopportando piĚ che gli venisse detta in faccia la veritą, radunė i suoi ussari e partď all’attacco.

Il gioco era fatto. Francesi, Piemontesi e Garibaldi piombarono addosso agli austriaci e in una serie di battaglie li sconfissero. Il Cavour avrebbe voluto annettersi anche il Veneto, ma Napoleone III disse no e firmė il trattato di Villafranca con Cecco Beppe. Ma la vecchia volpe di Camillo Benso, con l’aiuto degli agenti segreti del Farina e Ricasoli, annesse al Piemonte anche i Ducati Emiliani e la Toscana. Rimaneva il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa e il Veneto, ma Camillaccio aveva i suoi piani.