Seconda puntata

 

Dunque, il nostro Camillo Benso una ne fa e cento ne pensa. La sua ambizione Ź sfrenata, il suo sogno Ź di emulare Napolenone 1 (sappiamo da fonte sicura che spesso si metteva davanti allo specchio con le dita nel panciotto, ma non sappiamo se trattavasi della mano destra o sinistra). Vorrebbe annettere al Piemonte il Lombardo Veneto, l’Emilia, la Toscana e tutto il resto, tranne il Papa, per il momento. Ma il nostro Camilluccio, anche se puttaniere di grande fama, sa benissimo che da solo non ce la farebbe mai (il Re Vittorio non conta: quello pensa solo alle donne, agli stambecchi e al barolo); allora deve procurarsi degli alleati e ne ha a disposizione di formidabili. Uno Ź Costantino Nigra, l’altro Garibaldi, e poi c’Ź la contessa Castiglioni, baldracca di alto bordo e della quale sa di potersi fidare. Deve assolutamente ingraziarsi l’Imperatore dei franceesi. Con un Napolene al fianco, sia pure terzo, sente di poter conquistare tutta l’Europa. Tanto per cominciare, invita Napoleone III a Torino in forma privata, e, con Vittorio e il Nigra, gli fa visitare tutte i bordelli della cittą. L’Imperatore, pur vivendo a Parigi, che in fatto di bordelli non Ź seconda a nessuno, rimane favorevolmente impressionato e vuole ricambiare il favore. “Vittorio – dice - ti aspetto a Parigi il prossimo mese per ricambiarti il favore, berremo anche qualche bottiglia di Champagne; portati naturalmente Nigra, il Camillo Benso e quella buona lana del Garibaldi. Ce la spasseremo e magari dopo parleremo di quello che vi sta a cuore. A proposito, portatevi anche la contessa Castiglioni!”

 

(seguito al prossimo numero)