Sesta puntata

 

A farla breve, Garibaldi e i suoi 1.000 manigoldi, protetti dalla flotta inglese, sbarcarono a Marsala un giorno di maggio del 1860. Colą giunto, il Peppino radunė il popolo siciliano in una vasta spianata e arringė la folla in questo modo: “Picciotti! La proprietą privata Ź un furto! Il cielo, la terra, l’acqua e l’aria che respirate sono di tutti! Cacciamo i Borboni dalla Sicilia e io vi darė quello che Ź vostro!” Un urlo di entusiamo si levė dalla folla oceanica e tutti corsero ad armarsi di zappe e forconi, per dare addosso all’esercito di Franceschiello.

L’esercito di Franceschiello, nel frattempo, se ne stava a Calatafimi, ed, avendo appena finito di pranzare, i soldati stavano, che facendo un sonnellino, chi scrivendo alla mamma, chi giocando a zecchinetta, quando si videro piombare addosso i briganti di Garibaldi e i picciotti inferociti. Non stettero molto a pensare: se la diedero a gambe levate e fecero una corsa sola fino a Messina, dove li attendeva il ferry boat, che in un batter d’occhio li strasferď sul continente.

I picciotti, esultanti per la vittoria, tornarono ai propri paesi d’origine ad impadronirsi delle terre ed eventualmente a scannare quei proprietari che si opponessero. Ma Garibaldi, che nella sua vita di predatore aveva sempre fatto un mare di promesse, ma non ne aveva mai mantenuta una, mandė Nino Bixio (suo luogotenente, delinquente di fama internazionale e ricercato dalla Digos) a Bronte dove i picciotti avevano ammazzato un paio di galantuomini. Il Bixio non fece tanti complimenti e massacrė una trentina di contadini. Dopo tornė dal suo capo e gli disse: “Generale, il paese Ź  pacificato!”. “Bravo, Bixio!” rispose l’eroe dei due mondi e pronunciė la famosa frase storica “Qui si fa l’Italia Unita e si muore”.