Settima puntata

 

Il nostro Eroe dei Due Mondi, dopo aver conquistato la Sicilia, non stette tanto a cinquantarla, sbarc˜ sul continente e, con una rapida avanzata, piomb˜ su Napoli. Il re Franceschiello, che non voleva seccature, se ne scapp˜ a Gaeta, mettendosi sotto la protezione delle sottane del Papa, non prima di aver raccomandato ai suoi generali di resistere sul Volturno e di farsi onore. I bravi generali, ognuno dei quali aveva nel proprio bagaglio un corredo di abito borghesi, si cambiarono con comodi abiti da viaggio e si recarono al porto di Napoli (naturalmente dopo aver ripulito ben bene le casse dei vari Reggimenti) ed acquistarono biglietti di prima classe, chi per la Barbados, chi per le Seicelles, chi per Cuba od altri luoghi ameni, dove si sarebbero volontariamente esiliati pur di non affrontare il disonore della sconfitta. Quei poveri cristi dei soldati, invece, senza paga e senza rancio, se ne andarono con le armi su per le montagne dando inizio al ŇbrigantaggioÓ che tante rogne doveva poi dare ai governanti Piemontesi.

Garibaldi, intanto, dopo aver sbaragliato i rimasugli dellŐesercito di Franceschiello, alcuni dei quali stavano lavandosi i calzini nelle acque anche allora inquinate del Volturno e, dopo aver incassato da un emissario del Cavour lŐimporto, in dollari, del suo compenso e di quello dei suoi uomini, si incontr˜ a Teano con Vittorio Emanuele II e pronunci˜ la storica frase seguente: ŇMaestˆ! Vi consegno il Regno delle Due Sicilie, dominio dei Borboni!Ó Dopo radun˜ i suoi uomini e url˜ loro: ŇCamicie Rosse! Avete depredato, saccheggiato e rubato nonch violentato a sufficienza, perci˜ non cՏ paga! Tornate alle vostre case e riposatevi. Qando avr˜ bisogno di voi vi chiamer˜. Per ora avete il mio perdono e la mia benedizione. Io vado a Caprera!Ó